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Cortina d’Ampezzo: storia di una disastrosa escursione

La prima volta che sono stata a Cortina d’Ampezzo, avevo più o meno vent’anni. Timida, in un cappotto che faceva tanto ragazza di provincia della classe operaia – quale effettivamente ero – e la sensazione di essere fuori posto stampata in faccia. Ovunque girassi lo sguardo venivo a contatto con laccate signore in pelliccia di visone, le quali a braccetto di uomini dal taschino riccamente decorato con le proprie iniziali, mostravano con superiorità il loro altolocato status sociale.

Erano gli anni dei cinepanettoni dei Fratelli Vanzina. Gli anni del Rolex, dei flute traboccanti di Champagne francese e delle fragole al cioccolato. Erano gli anni 80 che per arrivare da Milano a Cortina era un enorme taac!

“Via della Spiga – Hotel di Cortina: 2 ore, 54 minuti e 27 secondi. Alboreto is nothing”

(Guido Nicheli in Vacanze di Natale – 1983)

Passati venti (e qualche annetto) torno con la mia famiglia a rivivere le strade di Cortina in una estate ricca di emozioni contrastanti. Il cappottino dei grandi magazzini, sostituito da un altrettanto abbigliamento sportivo, sembra non aver scrollato la mia sensazione di inadeguatezza sociale. Che poi siamo sinceri, il pensiero fisso che accompagna tutto il 20 e 20 lo troviamo nella definizione di distanziamento sociale e non sicuramente in quella di outfit.

Mettiamo da parte l’ultima edizione moda primavera estate e partiamo alla scoperta della Regina delle Dolomiti. Al centro della conca d’Ampezzo, da cui prende il nome, la cittadina veneta è circondata da altissime e maestose vette. A nord troviamo il confine con la Val Pusteria e a sud troviamo quello con il Cadore. A farne da cornice sono le Dolomiti Ampezzane che fanno parte delle Alpi Orientali. La nostra attenzione punta direttamente verso il massiccio montano le Tofane e una delle sue punte che toccano i 3244 metri s.l.m.

Cortina - Massiccio
Partire con una idea e ritrovarsi a fare tutt’altro: storia di una escursione disastrosa

Non meravigliatevi, cari lettori, se questo racconto non è il solito articolo su cosa fare e cosa non fare in un determinato luogo. In questo momento non troverete consigli su quali sentieri intraprendere per godere dell’aria di montagna. Non li leggerete semplicemente perchè non abbiamo idea di quali essi siano ma … partiamo dall’inizio. La nostra idea di base era quella fermarci a Cortina, raggiungere con la funivia “Freccia nel sole” la vetta e poi scendere tramite i suoi sentieri segnalati. Pensavamo!

Primo errore commesso? Non interpellare i siti di viabilità che ci avrebbero messo davanti a un evidente problema ma nemmeno lontanamente avremo pensato di trovarci davanti a sei cantieri stradali aperti. Abbiamo peccato. Lo confessiamo. Eh Si! E’ vero! La città di Cortina è stata selezionata per i Campionati del mondo di Sci Alpino 2021 e di questo ne siamo felicissimi. Molto meno essere rimasti incastrati con il nostro camper nel bel mezzo di strade in via di rifacimento e macchine con conducenti spaesati – per fortuna senza pelliccia.

Per chi viaggia in camper Cortina d’Ampezzo non è attrezzata con una area di sosta e i pochi parcheggi gratuiti sono anche per le macchine. Rimane il divieto di campeggio.

Niente paura direte voi. Uh no no diciamo noi! E chi ci ferma? Vogliamo assolutamente passeggiare in mezzo ai boschi di Cortina. Fermi nella nostra decisione facciamo dietro front. Altro giro, altra corsa. A farlo apposta non ci saremo riusciti ma seguendo le indicazioni per strada abbiamo conosciuto una (quasi) perfetta area di sosta a San Vito di Cadore. Il “Cadore Camper” inserito nel contesto del Park Hotel Des Dolomites, ha stalli su erba al costo di 15 euro al giorno con servizi di corrente ed acqua, ci ha regalato un panorama meraviglioso per tutta la nostra permanenza. Il tutto a pochi chilometri da Cortina che si possono fare in bicicletta con una meravigliosa pista ciclabile (in salita) oppure con il servizio autobus.

Da San Vito di Cadore a Cortina – Cabinovia “Freccia nel Cielo”

La presenza di una fermata dell’autobus proprio davanti all’area sosta ci ha permesso di arrivare a Cortina con estrema facilità. La Regina delle Dolomiti dista circa 20 km con un capolinea che permette di raggiungere qualsiasi destinazione scelta tra cui i servizi come la funivia per raggiungere la Tofane che si trovano a fianco dello Stadio Olimpico del Ghiaccio.

ATTENZIONE!! ATTENZIONE!! Non vi consigliamo di prendere i biglietti a bordo dell’autobus perchè sono maggiorati in maniera impressionabili. I biglietti vengono venduti alla receptions del Park Hotel Des Dolomites – dove andrete a pagare anche la sosta – e alla biglietteria della stazione degli autobus a Cortina con il loro giusto prezzo.

A questo punto possiamo dire che il nostro programma è ben avviato. Nemmeno per sogno! Nonostante lo Stadio Olimpico del Ghiaccio sia uno dei più storici e conosciuti, le indicazioni presenti non sono per nulla chiare. Ed è un peccato perché il palazzo che ospitò nel 1956 i Giochi Olimpici invernali che vennero trasmessi per la prima volta in televisione, è un edificio da conoscere da vicino. Chissà se pure Roger Moore nel 1981 recitando in “Solo per i tuoi occhi” nei panni di James Bond, ebbe i nostri stessi dubbi e difficoltà?

Cabinovia “Freccia nel cielo” e il cambiamento di programma

Secondo grande errore: non leggere le comunicazioni ufficiali sul sito della funivia che determinano un cambio di programma. Sempre per via dei lavori di rifacimento di molte strutture, l’unica fermata della funivia è quella che porta a Col Drusciè a 1778 metri s.l.m. Ci lasciamo convincere da Instagram e uno dei tanti suoi hashtag mettendoci in testa di raggiungere il Lago di Ghedina. Solo successivamente scendere verso Cortina per un breve sentiero in mezzo ai boschi.

Dopo aver pagato 14 euro per un biglietto di sola andata (7 euro junior dai sette ai quattordici anni) e una quindicina di minuti di salita, raggiungiamo Col Drusciè. La prima immagine che troviamo davanti a noi oltre alle vette che brillano al sole, è la presenza dell’Osservatorio astronomico “Helmut Ullrich”, dove partono i due sentieri didattici e naturalistici (dei pianeti e degli universi) per circa 1,5 km con un dislivello di 70 metri. Un ora di cammino in mezzo ai boschi, adatto ai bambini a cui piace stare con il naso all’insù.

“Ohh mamma guarda finalmente un cartello che indica il sentiero CAI 413” se ne esce qualcuno ed è vero esiste una segnaletica chiara che ci accompagna fin sotto l’edificio che ospita la cabinovia e il ristorante/rifugio (chiuso). Trovarsi sulla pista da sci – senza neve essendo agosto – è stato un attimo e vestiti i panni del più goffo degli stambecchi abbiamo incominciato la discesa.

A scendere, siamo scesi: chi facendo parkur tra un albero e l’altro, chi con il sedere e chi rotolando ma alla fine se siamo qui seduti sul nostro comodo divano a scrivere, siamo scesi!

Dal sentiero CAI 413 al Lago Ghedina: rotolando, sbagliando e …

Quattro panini con crema alle nocciole, un paio di banane dopo siamo giunti alla conclusioni che i sentieri sopra Cortina d’Ampezzo un tempo erano ben segnalati poi si sono persi fra di loro.

Il sentiero CAI 413 che porta al Lago Ghedina non lo trovate subito subitissimo ma un centinaio di metri in mezzo al bosco sulla vostra destra. Non fatevi ingannare dai cartelli che vi portano sulla sinistra perchè non abbiamo idea di dove essi portino.

Nonostante la brutta esperienza di non sapere dove andare, il bosco attorno a noi riesce a catapultare gli escursionisti in una realtà parallela. Sembra di entrare in una favola o un racconto di maghi, magie e fate. Allo stesso modo le sfumature di verde del lago Ghedina offrono una visione meravigliosa che per un attimo ci fanno perdere il ricordo della giornata iniziata male. Siamo giunti fino a qui a testoni e seguendo l’istinto ma ne è valsa la pena.

Il tempo di scattare un paio di fotografie, un piccolo inseguimento con le papere affamate e siamo pronti per cercare il sentiero che ci avrebbe accompagnato verso il centro di Cortina d’Ampezzo. Lo avremo trovato secondo voi? Assolutamente no! In compenso abbiamo trovato lavori in corso per la posa dei piloni della funivia e un pezzo di montagna mancante.

Spoiler per i lettori del blog: il sentiero esiste e si trova percorrendo la strada davanti il Rifugio Ghedina a pochi metri in salita, sulla sinistra. Non è ben segnalato ed è nascosto dai rovi e dagli alberi.

Cortina lago Ghedina

Finita qui? Assolutamente no! Tra una discesa in mezzo al bosco, un passaggio all’interno della pista da bob e seguendo i piloni della cabinovia dopo un paio di ore finalmente giungiamo in vista di un bar/rifugio su una strada asfaltata e piena di macchine. Siamo leggermente sopra lo Stadio Olimpico del Ghiaccio e solo una piccola discesa in mezzo al bosco ci separa da esso. L’unico pensiero alla fine di questa giornata così strana è quello di mettere qualcosa in pancia e cosi abbiamo fatto gustando un panino presso un pub nel centro di Cortina d’Ampezzo.

Torneremo? Penso di si! Probabilmente, con un occhio ai vari siti di informazione istituzionali e a quelli ufficiali che potranno darci in linea di massima una idea più chiara di cosa andremo incontro. Ci siamo divertiti ugualmente e questo è stato molto importante per noi ma soprattutto abbiamo reso l’idea che in montagna non si scherza. Bisogna sempre stare attenti. La sensazione di essere fuori posto è passata? Assolutamente no ma questa è un’altra storia e un altro racconto!

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