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Il bosco del Cansiglio si veste d’autunno

L’autunno è quella stagione che la si ama o la si odia profondamente. La nebbia, l’umidità e le giornate sempre più corte, sono alcuni dei motivi per cui proprio non ci va a genio. Nonostante questi motivi, abbiamo deciso di partire direzione bosco del Cansiglio per un fine settimana immersi nella natura. Eh si! Perchè in questo lembo di terra in bilico tra le provincie di Belluno, Treviso e Pordenone si respira aria pura, si assaporano le tradizioni della buona tavola e si rimane incantati dal bramito del cervo in amore. Ed è così che per un paio di giorni abbiamo “surgelato” la nostra avversione per questa stagione e ci siamo fatti convincere ad ammirare l’autunno con il vestito nuovo.

Il bosco del Cansiglio, parte di un vasto Altopiano, è ricoperto interamente da alberi di faggi e abeti sia rossi che bianchi. La singolare varietà floristica, dovuta alla conformazione carsica del terreno e morfologica del territorio, è da sempre zona di grande interesse naturalistico. Sarà per questo motivo che già dai tempi della Serenissima questa parte di Veneto era ampiamente tutelata. Provengono infatti da questa zona, i legnami che componevano la struttura delle imbarcazioni veneziane. A differenza di altre Repubbliche italiane, i Dogi preferivano tutelare i boschi piuttosto che devastarli così da avere sempre un ottimo legname per i propri mercati.

Il bosco da reme della Serenissima ha mantenuto nei secoli il suo carattere forte, selvaggio e perfetto per chi ama le escursioni in mezzo alla natura. A renderlo ancora più interessante è la presenza di un fenomeno unico nel suo genere ovvero l’inversione termica. Troviamo così che in cima le temperature sono mediamente più alte di quelle che si trovano scendendo nella piana. La fantasia ci porta a immaginarlo a forma di catino, i quale ne trattiene l’aria fredda e umida al suo interno.

Arrivati fino a qui non ci resta che vestirci bene e a strati ma soprattutto indossare delle scarpe che trattengono l’acqua, in quanto incontreremo nel sottobosco pozze di fango. Il territorio che andremo a visitare è soggetto al carsismo e non sarà raro trovare avvallamenti, crepacci e veri propri buchi neri recintati dall’essere umano. Massima attenzione a dove posiamo i piedi che essendo ricoperti di foglie possono trarre in inganno.

Bosco del Cansiglio: una rilassante e facile passeggiata nella natura

Giacca a vento e scarponi ben ancorati ai piedi, la nostra passeggiata parte dall’Area Camper Cansiglio nei pressi dell’Albergo San Osvaldo nella frazione di Farra d’Alpago. Inaugurata da poco meno di tre anni è parte di una più ampia opera di riqualificazione dell’ex base Nato (Caserma Bianchin) simbolo della Guerra fredda del Cansiglio. Il dismesso hangar, adibito ad edificio di attività sociali, culturali e naturalistiche, è la sede dell’ufficio del turismo.

Partiamo proprio da questo edificio per iniziare a conoscere più da vicino l’intero altopiano, scoprendo che nel periodo che va da settembre a novembre, si può sentire in lontananza il bramito dei cervi in amore. Molteplici sono i pannelli informativi che chiedono rispetto e silenzio agli escursionisti in un momento così importante per la sopravvivenza della specie animale che popola questa zona di Veneto.

A dire il vero questi sono gli unici cartelli che troviamo lungo il cammino e per un attimo a colpa della fitta nebbia – ricordate che siamo in pieno fenomeno di inversione termica – andiamo a “naso”. Spalle all’area sosta, scegliamo di prendere la prima via a destra dove inizia una lenta salita in mezzo ai prati adibiti al pascolo di mucche e pecore. Possiamo definire questa escursione una passeggiata ad anello e di conseguenza una volta addentrati nel bosco, poco importa se si sceglie di andare a destra o sinistra. Alla fine si torna sempre al punto di partenza.

Il nostro istinto ci porta a scegliere la sinistra e in meno di una mezzoretta veniamo subito accolti dalle particolari casette del Villaggio di Vallorch. Una decina di abitazioni o forse più, dove risiedono ancora oggi i discendenti delle famiglie cimbre provenienti dall’Altopiano di Asiago. Scopriamo cosi che si tratta di una etnia protetta dalla Convenzione d’Europa per le minoranze con una storia di antica memoria e che riporta indietro all’epoca dei romani. Provenienti dalla Danimarca cercarono di conquistare una parte di territorio italiano ma sconfitti si ritirarono a vivere nelle Prealpi Venete. Secoli dopo e con battaglie, guerre e grandi alleanze sono rimasti ancorati alla propria tradizione e cultura.

Approfittate del piccolo ristoro per ricaricare il proprio corpo con qualcosa di caldo e dolce in quanto più avanti non avrete questa possibilità. Poco più sotto in direzione del parcheggio, potete trovare inoltre il Centro di educazione ambientale. Prendete questa informazione con le molle in quanto non abbiamo approfondito di persona l’esperienza.

Proseguiamo la camminata tenendo a destra le abitazioni. Ci addentriamo di fatto nel fitto sottobosco percorrendo direzione Le Rotte, il secondo villaggio cimbro della piana. Il dislivello è talmente minimo che è quasi piacevole percorrere una parte in salita. La piana sottostante baciata dal sole sembra appartenere a un altro mondo dove il tempo sembra non essersi fermato. Lentamente ed assaporando ogni singola sensazione che il bosco offre arriviamo alla fine del sentiero segnalato.

Il Bosco del Cansiglio dal Villaggio cimbro Le Rotte all’area di sosta camper

Passando attraverso le casette di legno scuro si esce di fatto dal bosco per tornare alla civiltà creata dalle mani dell’uomo. Prima di tornare all’area di sosta ci fermiamo a chiacchierare con le pecore che pascolano nei verdi prati dell’azienda agricola Le Rotte.

“Amore ma non ti ricorda l’Irlanda questo scorcio di Cansiglio?” (papà Davide)

Tra il villaggio cimbro e la strada principale ci sono alcuni ristoranti e un piccolo rifugio ristoro dove poter sostare per gustare le specialità tipiche della zona. Consigliamo assolutamente un bel panino con il pastin e la cipolla per avere la carica giusta per l’ultimo tratto di strada. Immancabile inoltre una piccola ma indispensabile spesa di prodotti locali come il latte e la ricotta, da acquistare nello spaccio vicino al Golf Club. Non è raro nei fine settimana trovare i banchetti degli agricoltori di zona che vendono i loro prodotti. Un modo per sostenere l’economia locale.

Si potrebbe attraversare la strada e percorrere il restante bosco ma il tempo a nostra disposizione è minimo con un cielo che non promette nulla di buono. La signora del punto ristoro ci avvisa che è prevista neve e non è piacevole percorrerla con un camper. Noi siamo saliti da Fregona – ricordate le Grotte del Caglieron? – e abbiamo proseguito per Farra d’Alpago per poi fermarci in area sosta. Strada facilmente percorribile e ben tenuta senza particolari curve a cui tenere a mente per chi ha bambini che soffrono il mal d’auto.

Siamo giunti alla fine di una giornata all’insegna dei colori autunnali ma prima di lasciarvi alla prossima escursione è bene fare una precisione. Ogni consiglio e ogni informazione che troverete in questo post/articolo riguardano esperienze personali vissute in un periodo senza restrizioni/limitazioni Covid 19 se non quelle del distanziamento sociale e utilizzo della mascherina. Siamo certi che ci saranno altri decreti che limiteranno alcune attività e alcune regioni, teniamo d’occhio i siti ufficiali delle istituzioni governative per rimanere aggiornati.

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